Lo stato dell'arte del progetto Open GLAM

Lo stato dell'arte del progetto Open GLAM

Qualche tempo fa Douglas McCarthy, uno degli esponenti di Open GLAM ha lanciato un’interessante indagine per comporre un quadro globale di quali e quante istituzioni culturali in genere pubblichino i loro contenuti digitali in modalità open access. Open GLAM é un’iniziativa sostenuta da un network mondiale di persone e organizzazioni che lavorano per rendere disponibili al pubblico i contenuti in possesso delle istituzioni GLAM (Gallery, Library, Archive, Museum).

Nella lista del sondaggio, compilata dai vari contributori in tutto il mondo, sono segnalati solo 5 musei italiani, contro i 114 della Germania, 15 della Francia, 36 dell’Olanda, 38 della Polonia e i 34 della Spagna!

Realizzando la versione italiana dell’articolo di McCarthy “Uncovering the global picture of Open GLAM”, intendiamo sostenere e diffondere il sondaggio, nella speranza che vengano aggiunti  altri numerosi musei italiani nel censimento Open Access.

Compila ora il modulo del sondaggio e aggiungi il tuo museo!


Mission Manufacturing Co., serie ‘’Miss Mission’’, 1944. Robert Yarnall Richie. DeGolyer Library, Southern Methodist University.
Nessuna restrizione al Copyright conosciuta.

Quante istituzioni culturali rendono disponibili le loro collezioni digitali per il riutilizzo libero? Come le rendono accessibili e quali sono gli ambiti prevalenti? Dodici mesi fa, io e Andrea Wallace abbiamo cercato di rispondere a queste domande.

Ho già esposto nel primo di una breve serie di articoli su Medium, le origini e le motivazioni del sondaggio Open GLAM.

Particolare di  ‘Melkeveien’ (The Milky Way) tapestry, 1898. Frida Hansen (1855–1931). Museum für Kunst und Gewerbe Hamburg. CC0

Per oltre un decennio, il movimento Open GLAM (Gallery, Library, Archive, Museum) ha sostenuto il libero accesso al patrimonio digitale conservato nelle istituzioni culturali custodi della memoria, al fine di promuovere la circolazione delle idee e consentire una conoscenza partecipata. Il libero accesso ai contenuti digitali è stato accolto da un numero crescente di musei e biblioteche in tutto il mondo, dalla Nuova Zelanda alla Norvegia.
Qual è il quadro generale?

Un gap di informazioni

Tweet by Simon Tanner, 7 March 2018

All’inizio del 2018, nonostante l’abbondanza della letteratura e delle ricerche generate dal progetto Open GLAM, non c’era ancora un unico documento che fornisse un quadro aggiornato delle politiche e delle prassi di accessibilità.
Stimolati da uno scambio su Twitter con Simon Tanner e altri, io e Andrea abbiamo iniziato a chiederci che aspetto potesse avere  ad un documento simile. Per noi era ovvio che un documento condiviso da leggere, incrementare e aggiornare sarebbe stato prezioso per i ricercatori, i politici e i professionisti del settore culturale. Oltre alla carenza di informazioni, sembrava che all’interno del movimento Open GLAM ci fosse una implicita polarizzazione  delle grandi istituzioni europee e nordamericane: il Rijksmuseum, la National Gallery of Art, la British Library…
Anche se non corretta, questa percezione portava in sé il rischio di considerare il libero accesso come qualcosa “solo per i grandi musei occidentali” e poco adatto o possibile per le istituzioni  più piccole.

Decisi ​​a scoprire la vera diffusione di Open GLAM, abbiamo deciso di avviare un’indagine conoscitiva. 

Particolare della Catalan world map, 1375. Världskulturmuseet. Public Domain Mark.

Tutto è iniziato con un foglio di calcolo

Per iniziare, abbiamo creato un semplice foglio di calcolo in Google Drive da compilare con le informazioni di base come il nome dell’istituto, il paese e la licenza di utilizzo dei dati consentita. Con l’aiuto di colleghi, ad esempio David Haskiya e Sarah Powell, abbiamo messo in elenco velocemente una quarantina di enti.

OPEN GLAM PARTY 1.0, la prima versione del sondaggio, marzo 2018. Da notare la presenza fin da subito di licenze NC e ND, salvo l’unica Open Definition indicata nel sondaggio.

Il significato preciso di “Open” non sempre è accettato univocamente; spesso è autoreferenziale e piuttosto ambiguo. La definizione di “open” considerata nella nostra indagine segue la definizione di Open Definition data dall’Open Knowledge International con tutte le sfumature relative agli strumenti  legali. Ricomprende anche i dati pubblicati come “No Known Copyright”, come definito dal https://rightsstatements.org, e sono inclusi anche i contenuti con la definizione “Nessuna restrizione sul copyright” di Flickr Commons (sebbene gli autori del censimento la considerino poco chiara).

“Open significa che chiunque può accedere, utilizzare, modificare e condividere liberamente per qualsiasi scopo.” Definizione di Open

Le licenze con restrizioni di riutilizzo non commerciale e/o su utilizzi correlati ​​non sono ammissibili nella lista del censimento. (Il materiale protetto da copyright ovviamente non è preso in considerazione.)

L’ambito del sondaggio

L’attenzione principale del sondaggio è rivolta alle riproduzioni digitali  di oggetti di dominio pubblico, e di cui sia scaduto o non ci sia mai stato un copyright sull’oggetto fisico. Sono inclusi oggetti e dati che Gallerie, Biblioteche, Archivi e Musei, rendono disponibili sui propri siti Web e su piattaforme esterne come Wikimedia Commons, Europeana, la Biblioteca digitale tedesca e Github.

The Large Plane Trees (Road Menders at Saint-Rémy), 1889. Vincent van Gogh (Dutch, 1853–1890). The Cleveland Museum of Art, Dono della Hanna Fund 1947.209. CC0

Il seme è diventato un albero

Armati di un documento chiaro, di un obiettivo per il sondaggio e di una definizione di “open”, abbiamo quindi esteso il nostro raggio di azione alla comunità GLAM mondiale, principalmente via Twitter (si è dimostrato un eccellente strumento di crowdsourcing).

La condivisione del censimento da parte di Douglas McCarthy su Twitter, 4 Aprile 2018

La risposta positiva al censimento ci ha incoraggiato ad andare avanti. Contributi utili via Twitter, e-mail e commenti diretti nel foglio di lavoro hanno fatto in modo che la lista sia costantemente aggiornata con nuovi enti e informazioni.
Abbiamo sfruttato inoltre le risorse online e le community come Flickr Commons e Coding Da Vinci. Interrogare i dati di Europeana usando le sue API (grazie, Jolan Wuyts!) ha rivelato molte possibilità di accesso ai dati di enti più piccoli, ma non per questo meno preziosi.
Dopo una prima fase di avvio del sondaggio, abbiamo migliorato il documento chiedendo collegamenti diretti a fonti di dati, API e repository Github. Sono presenti in elenco anche articoli Wikidata per ogni ente, se disponibili.

Dopo un anno, abbiamo in elenco oltre 550 enti di tutto il mondo, su diversi continenti e lingue e un’ampia gamma di tipologie di realtà. La vera mappa globale di Open Gallerie, Biblioteche, Archivi e Musei sta iniziando a delinearsi.

Guarda il sondaggio Open GLAM

Censimento delle policy e practice di accessibilità ai dati di Gallerie, Biblioteche, Archivi e Musei, Andrea Wallace e Douglas McCarthy, condiviso il 4 aprile 2019

Se hai qualche domanda sul sondaggio, contatta Andrea e me su Twitter.

L’articolo originale è stato postato il 4 aprile 2019 su Medium. Alcuni diritti riservati Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale.