L'innovazione digitale nei musei: la sfida della sostenibilità

L'innovazione digitale nei musei: la sfida della sostenibilità

L’innovazione digitale nei musei può essere sostenibile. Noi di coMwork stiamo lavorando a  uno strumento che la renda possibile.

Da almeno trent’anni la parola sostenibilità è nella top-ten delle parole più usate e talvolta abusate. Questa parola, che rinchiude in sé moltissime sfumature ed estensioni, deriva dalla più ampia definizione di sviluppo sostenibile ed è stata un faro per noi di coMwork, che da due anni lavoriamo alla progettazione di una piattaforma di nuova generazione per i musei.

Vorrei allora tentare qui di declinare il tema della sostenibilità all’interno del contesto dell’innovazione digitale nei musei, attraverso alcune suggestioni che porteremo come spunti di confronto con alcuni direttori di musei e con i partecipanti al workshop che terremo il 12 ottobre alla XIII Edizione di LuBeC – Lucca Beni Culturali.

L’innovazione digitale nei musei può comprendere molteplici attività, dalla digitalizzazione delle collezioni all’utilizzo di nuovi strumenti per coinvolgere il pubblico, dalla semplificazione di alcuni processi alla comunicazione sui social media.

Come ha sottolineato Chiara Bernasconi, Assistant Director presso il Digital media department del MoMA No museum strategic plan could exist today without a digital strategy. E, se il piano strategico di un museo deve avere tra le sue caratteristiche la sostenibilità, lo stesso criterio non può che riguardare anche la strategia digitale che i musei dovrebbero implementare.

Provo dunque a declinare il concetto di sostenibilità rispetto al contesto dell’innovazione digitale nei musei, rifacendomi ad ambiente, economia e società, i pilastri dello sviluppo sostenibile.

L’ambiente, inteso come “ambiente digitale” del museo, ha a che fare con la creazione, la conservazione e la gestione delle risorse digitali: immagini, testi, video e ogni tipo di risorsa digitale creata o conservata in museo. Sempre per citare Chiara Bernasconi, bisogna ricordare che, in questa visione d’insieme dell’ambiente digitale del museo, la digitalizzazione dei contenuti e i processi messi in atto per la gestione delle risorse digitali sono estremamente importanti perché l’innovazione digitale non resti un’azione sporadica che graffia la superficie della comunicazione, senza alcuna possibilità di diventare davvero rilevante.

L’ambiente digitale in museo non è solo un aspetto tecnico da delegare a qualche “smanettone” ma ha a che fare con i valori stessi del museo. Tradotto nella pratica quotidiana di chi lavora in un museo, questo non significa che tutti debbano diventare esperti di tecnologie digitali. Occorre piuttosto definire una strategia digitale e guardare nella prospettiva del medio e lungo periodo. Compito non facile per molti direttori e conservatori, che oggi si trovano a dover gestire collezioni fisiche e digitali, con il mandato di consegnare le une e le altre alle generazioni future, attraverso una gestione delle risorse sostenibile.

Qualche anno fa, lavorando alla pubblicazione in rete del catalogo di un museo milanese, ci chiesero di recuperare una collezione digitale creata anni prima. Dati e immagini erano stati archiviati usando un software realizzato ad hoc che non poteva più essere installato su alcun sistema operativo. Non esisteva alcuna documentazione sulla strutturazione dei dati e sui parametri adottati per la digitalizzazione. Fu impossibile recuperare quelle informazioni.

Porto questa semplice esperienza personale per rendere immediatamente evidente come lo sviluppo sostenibile dell’ambiente digitale comporti alcune scelte fondamentali da farsi seguendo alcuni semplici criteri a monte. Ad esempio, occorre domandarsi se le applicazioni utilizzate, i formati generati e i metadati creati si basano su standard ampiamente condivisi e utilizzati per condividere i dati anche con sistemi diversi. Occorre avere una visione a medio e lungo periodo delle tendenze tecnologiche e chiedersi quali potrebbero diventare rilevanti nel museo, in modo da lavorare fin da subito preparando un terreno fertile.

La gestione delle risorse digitali deve poter essere sostenibile anche da un punto di vista economico, prevenendo situazioni critiche e difficili da mantenere nel lungo periodo, sia da un punto di vista tecnologico che monetario.

Le collezioni digitali sono destinate a crescere sempre di più e la scelta delle infrastrutture non può non tener conto dell’attuale e del futuro dimensionamento. Servono sistemi di archiviazione sicuri, facilmente configurabili e accessibili per consentire un facile uso e riuso dei contenuti da parte di tutti coloro che lavorano in museo e non solo, solo per fare due esempi molto diversi tra loro, da parte delle industrie creative o della scuola e università.

Il ritorno culturale e sociale sugli investimenti fatti per la digitalizzazione e la conservazione delle risorse deve essere possibile: mettendo i propri dati a disposizione di chi li usa per creare e generare contenuti, il museo potrebbe diventare una fonte inesauribile per generare nuova conoscenza. Mi spiego con un esempio, un video  realizzato da Maximilian Schich e Mauro Martino, e pubblicato da Nature Video qualche anno fa, che distilla secoli di cultura in cinque minuti

Infine, per poter essere sostenibile, l’innovazione digitale nei musei deve consentire forme partecipative a diversi livelli, creare connessioni tra i diversi portatori di interesse.

Pensiamo a sistemi tecnologici che possono essere utilizzati da tutti in museo, dai custodi al restauratore, e che rendono possibile l’interazione e il coinvolgimento con il pubblico.

Solo per fare un esempio, ormai tutti i musei hanno un sito web. Ma a quali domande dovrebbe saper rispondere oggi il sito web di un museo? Oltre a fornire informazioni utili ai visitatori e a condividere le proprie collezioni, sono convinta che debba essere in grado di diventare un luogo interattivo per il pubblico. Ecco alcuni esempi in questo senso raccolti da the Museums of the Future.

Ho cercato di  esprimere la mia visione olistica del museo digitale sostenibile, perché, per dirla con le parole del neo direttore della DG Musei del Mibact, Antonio Lampis, Il sistema museale nazionale diviene gestione sostenibile, solo se potrà collocarsi rapidamente sotto un comune cielo digitale e sopra su un comune fiume digitale, poiché il fluire dei dati oggi è acqua e aria di qualunque sistema.

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